1.9.14

Orecchiette con pesto di rucola

Erroneamente, si tende a considerare il campo delle invenzioni e dei brevetti una prerogativa maschile. Nel secolo scorso invece, sono moltissime le donne che hanno invaso il campo e rivoluzionato non solo la loro vita ma anche quella degli uomini. 
Tra le invenzioni più stravaganti e impensate concepite dalle donne, ci sono quelle del tergicristallo, della guida per impedire alle ruote di treni e tram di uscire dai binari, il primo lampione pubblico a gas, la sedia a rotelle, il teleriscaldamento, la siringa, il giubbotto salva-gente e perfino la scatola della pizza. 
Sempre una donna ha reso la vita più facile a noi quattrocchi, inventando le lenti antiriflesso, servite poi anche per microscopi e proiettori, macchine fotografiche e bussole. 
Ma anche per il funzionamento del computer è stato fondamentale lo studio e la creatività di una donna, Ada King, che inventò il linguaggio con il quale impostare le funzioni della macchina nel 1871.
Infine chi se non una donna avrebbe mai pensato al frigorifero, alla lavatrice e alla lavastoviglie?
A questo punto sono convinta del fatto che anche il pesto deve essere stato inventato da una donna.
Sempre le donne poi, nelle loro cucine ne hanno sperimentato una serie di varianti, da quello di rucola o di menta a quello di asparagi o di capperi. Io vi propongo la mia versione del pesto di rucola (quella del mio orto) con anacardi al posto dei classici pinoli. Un'invenzione da urlo!
Ingredienti per un vasetto da 200 ml (circa 6 porzioni):
150 g di rucola 
100 g di olio extravergine d'oliva  
80 g di parmigiano (o pecorino)
50 g di anacardi (o pinoli o noci) 
1/2 spicchio di aglio 
sale q.b.

Unite nel mixer la rucola, gli anacardi, il parmigiano grattugiato, il sale e l'aglio e frullate aggiungendo l'olio a filo fino ad ottenere una crema omogenea.

Procedimento Bimby:
- Inserire nel boccale il parmigiano, gli anacardi, l’aglio e la rucola: 20 sec. vel 7
- Raccogliere il trito con la spatola, versare l’olio, il sale, emulsionare: 20 sec. vel. 4


25.8.14

Confettura di fichi e mandorle

In queste insolite vacanze passate tra casa mia e quella dei miei genitori ho cucinato e fotografato moltissimo. Mi sono dedicata alle conserve dolci e salate e ho provato diverse ricette che occupavano da ormai troppo tempo la cartella dei to do
Per questo, prima di raccontarvi il proseguo delle nostre escursioni in Alto Adige, ho diverse ricettine con prodotti di stagione da proporvi. 

Oggi partiamo con la confettura di fichi e mandorle. Forse una delle mie preferite per il suo gusto dolce e intenso. 
Con questa dose di frutta mi sono usciti solo 2 vasetti da 250 ml ma è talmente buona che la rifarò prestissimo per conservarla per quest'inverno. 
A differenza delle altre volte, ho utilizzato il metodo di Christine Ferber che prevede la macerazione della frutta nello zucchero per almeno 12 ore, riducendo così i tempi di cottura. In questo modo la frutta si preserva meglio e la confettura risulta decisamente più saporita. 

Ingredienti per circa 2 vasetti da 250 ml:
1 kg di fichi 
300 g di zucchero
30 g di mandorle a lamelle
il succo di mezzo limone

Pulite i fichi e tagliateli in 4. Metteteli in una terrina a macerare per 1 ora con lo zucchero e il succo di limone. Successivamente trasferiteli in una pentola a fondo spesso, aggiungete le mandorle a scaglie, portate quasi ad ebollizione, poi spegnete il fuoco e versate tutto in una ciotola ampia. Coprite e lasciate riposare al fresco per 12 ore (una notte).
Trascorso tale tempo rimettete la pentola sul fuoco, portate a ebollizione e lasciate cuocere a fiamma medio-bassa per 10 minuti, mescolando spesso. 
Trasferite la confettura nei vasetti sterilizzati quando è ancora calda, dopodichè girateli a testa in giù per formare il sotto vuoto.

21.8.14

Il Trentino Alto Adige e la magia delle Dolomiti - parte 1

La vera essenza di questa regione la si scopre solo allontanandosi dal cemento della città, verso ripide montagne e immense distese di alberi e foreste che circondano laghi alpini e che sono dimora di innumerevoli animali selvatici.
In mezzo a queste valli si fa spazio qualche minuscolo paesino dove non manca mai un fornitissimo panificio, un ufficio postale, una banca e tante piccole gasthof, trattorie e se vi trovate proprio in alta montagna, non faticherete a trovare almeno una casetta adibita a malga.

Ci sono luoghi che senti sulla pelle e nel cuore, che ami come se li conoscessi da sempre e dove ti senti a tuo agio. Sono dei luoghi magici, che trasmettono una gran serenità, come un abbraccio familiare che ti circonda. Le Dolomiti sono proprio così.
Sono spazi infiniti con colori che sfumano tra il grigio e l'azzurro, passando per il verde e il marrone e con profumi indelebili che ti basta sentire una volta per non dimenticarli più.
Passeggiate all'aria aperta, panorami mozzafiato e lauti pranzi sono stati all'ordine del giorno nelle nostre intense, seppur brevi, vacanze.

Abbiamo fatto base a Rovereto (a casa dei miei genitori) e in giornata siamo stati al lago di Molveno e sul monte Altissimo
In entrambe le gite abbiamo camminato, camminato e ancora camminato. Unico neo è che le camminate sono state sotto la pioggia e con una temperatura media di 10/12 gradi.

Molveno si affaccia sul lago, che offre una splendida spiaggia e un lido attrezzato per il relax e lo sport.
Il lago di Molveno colpisce per la limpidezza delle sue acque ed è il secondo per estensione e profondità tra i laghi del Trentino.

Il paese è punto di partenza per escursioni alpine nelle Dolomiti di Brenta e nel Parco Naturale Adamello Brenta. Noi siamo saliti con la bidonvia fino alla località Pradel (1350 m). Da lì abbiamo proseguito sull'unica stradina sterrata che si inoltra nel bosco verso il rifugio Croz dell'Altissimo sul sentiero Sat numero 340.

Il percorso ha un andamento piacevole, abbastanza pianeggiante ma in alcuni tratti molto ripido dove si avanza su una cengia rocciosa, scavata nella roccia. Il sentiero è lungo circa 4 km e noi l'abbiamo percorso in un'oretta abbondante. Tutta la fatica però è stata ripagata all'arrivo al rifugio dove si possono gustare ottimi piatti a base di polenta, funghi, formaggio fuso o spezzatino.

L'altra giornata di trekking l'abbiamo trascorsa sul monte Altissimo, nella catena del monte Baldo. Abbiamo lasciato la macchina al rifugio Graziani (a 1617 m)e da lì siamo saliti fino  al rifugio Altissimo Damiano Chiesa a 2090 m.
La passeggiata si sviluppa su una strada sterrata di circa 4,5 km con una pendenza del 10%. È un percorso adatto anche ai bambini seppur abituati a camminare.
Salendo sulla cima si apre una vista mozzafiato sul lago di Garda. Purtroppo noi abbiamo beccato una giornata molto nuvolosa e ventilata con una foschia che non ci ha permesso di vedere bene come avremmo voluto ma si capisce che con la giornata giusta, la vista è davvero emozionante.
Anche qui il cibo ripaga tutte le fatiche e devo ammettere che la qualità dei piatti era davvero eccellente. Una nota di merito poi per l'open bar delle grappe: una ventina di grappe diverse tutte fatte in casa a completa disposizione dei clienti che possono servirsi da soli e assaggiare dalla grappa al mugo, a quella al pompelmo o al caffè o alla genziana....
Spero di avervi trasmesso almeno un po' la bellezza di questi posti e vi aspetto tra qualche giorno per la seconda parte del racconto sui laghi dell'Alto Adige..

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